LA GIORNATA DELLA MEMORIA
UN RACCONTO DI CAMILLERI
Oggi ricorre La Giornata Internazionale della Memoria, che si celebra il 27 gennaio di ogni anno per ricordare l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel 1945, ad opera dell’esercito russo dell’Armata Rossa, rivelando al mondo gli orrori compiti dal regime nazista nei confronti del popolo ebreo. Tale ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005 per ricordare la Shoah, parola ebraica che significa “catastrofe” o “distruzione”. E che si riferisce al crudele genocidio sistematico di sei milioni di ebrei europei perpetrato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa Giornata è stata voluta per promuovere la riflessione contro l’odio razziale che ha caratterizzato un intero periodo, nemmeno troppo lontano dalla nostra epoca, della storia umana, caratterizzato dall’odio e da atrocità inimmaginabili, deportazioni, campi di concentramento e sterminio e aberrazione dei diritti umani e sull’importanza di prevenire future atrocità simili. L’obiettivo è ricordare nel Il Giorno della Memoria come si sia arrivati alla Shoah, attraverso l’istituzione ignobile delle leggi razziali in Italia nel 1938, la persecuzione prima civile ma poi anche violenta dei cittadini ebrei, privati di ogni diritto e dignità, la deportazione forzata, la prigionia in condizioni disumane e la morte inflitta con crudeltà disumana al popolo ebreo e tutti coloro i quali si opponevano al regime nazifascista, rischiando la propria vita per proteggere i perseguitati.
Per chi, come noi, durante la propria infanzia era abituato ad ascoltare i “cunti” dei nonni e per chi non ha più memoria storica della seconda Guerra mondiale, del Ventennio fascista, delle leggi razziali in Italia, vi invitiamo a leggere un racconto forse ancora poco conosciuto del grande Maestro Camilleri: “La guerra privata di Samuele, detto Leli”.
“La guerra privata di Samuele, detto Leli”, è un racconto autobiografico di Camilleri ambientato durante la sua “prima ginnasio” nell’anno scolastico 1937/1938. È la storia di “Nenè” (il nomignolo affettuoso con cui veniva chiamato in famiglia l’autore) e della sua storia di amicizia con un suo compagno di classe Samuele Di Porto detto “Leli”, figlio ebreo del locale capostazione, iniziata durante il secondo mese di scuola, all’arrivo in classe del nuovo professore di Religione, don Angelo Ramazzo. Alla fine di novembre del 1938 Leli viene espulso improvvisamente dalla scuola e la sua famiglia è costretta a fuggire. Camilleri trae spunto dalla storia di Nenè e Leli e trasforma la quotidiana tragicità e la abnorme normalità della discriminazione violenta durante il ventennio quasi in una fiaba comica. Attraverso le vicende di questi due ragazzini, Camilleri ci fa rivivere, con la sua consueta raffinatezza narrativa e riferimenti di precisione storica, le dinamiche sociali, la politica e la cultura siciliana del ventennio fascista descrivendo l’iperbole della discriminazione razziale, vissuta da uno studente ebreo in un ginnasio, che in maniera molto creativa si ribella, insieme all’amico, all’ingiustizia sociale che è costretto a subire. Camilleri, pur affrontando un tema molto delicato come l’abominio delle leggi razziali in Italia attraverso la forma del racconto storico, mantiene un divertentissimo stile ironico, rendendo protagonista della storia l’amicizia limpida di due ragazzini, che si oppongono ai pregiudizi di un regime bieco e oscurantista, con un forte senso di solidarietà di fronte alle iniquità che vengono perpetrate da adulti arroganti e privi di ogni sensibilità, inclini a magnificare la tracotanza di un regime abietto.
Stiamo attraversando un periodo storico molto delicato, venti di odio e di guerra soffiano impetuosi ad ogni latitudine. Viviamo in un’epoca caratterizzata da grandi incertezze, alimentate da propagande che oggi come ieri fanno leva sulla paura del diverso e turbano la serenità delle nuove generazioni che forse sconoscono la storia recente del secolo scorso. La Giornata della Memoria sia spunto di riflessione collettiva. Dal canto nostro, proponiamo la lettura di questo racconto, con il quale nel suo personalissimo modo Camilleri si confronta con la tragicità del fascismo, da lui vissuto nell’infanzia e nell’adolescenza, e ci invita ad una profonda riflessione nei confronti delle ingiustizie sociali, delle prevaricazioni politiche, delle discriminazioni di ogni tipo, che passano ancora oggi nel 2026 attraverso innumerevoli persecuzioni quotidiane. In una intervista del 2019 Camilleri definisce il fascismo come “un virus mutante”; noi non abbiamo alcuna voglia di vivere una nuova pandemia.
Buona Lettura!













