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by MARIACRISTINA CELI 5 February 2026
CURIOSITA' TRA STORIA E LEGGENDA Agata nacque ai primi del III secolo da una nobile e ricca famiglia catanese e a soli 15 anni si consacrò a Dio. Di lei si invaghì il proconsole Quinziano, che rifiutato più volte dalla giovane, in forza dell'editto di persecuzione contro i cristiani dell'imperatore Decio, accusò Agata di vilipendio alla religione di stato. Agata al processo fu inamovibile nella fede, scatenando l'ira del proconsole che ne dispose il supplizio. La leggenda narra che le furono strappati i seni con grosse tenaglie, ma fu guarita; successivamente torturata sui carboni ardenti. In suo aiuto si verificò un terribile terremoto che fece insorgere la città e convinse Quinziano a riportare Agata in prigione, ove morì poco dopo il 5 febbraio del 251 d.C.. S. Agata patrona di Catania Il triduo della festa di S. Agata a Catania si svolge il 3, 4 e 5 febbraio. In questi giorni l'intera città è tutta riunita per la sua festa, tra fede e folklore, attirando moltissimi devoti e curiosi. Il 3 febbraio è riservato all'offerta delle candele. L'usanza vuole che i ceri offerti siano di apri altezza o di pari peso di coloro che li offrono. Due carrozze settecentesche, appartenenti all'antico senato della città, sfilano in corteo insieme alle candelore, grossi ceri rappresentativi delle corporazione di arti e mestieri. A sera si svolge uno spettacolo pirotecnico in piazza duomo. Il 4 febbraio i devoti indossano l'abito tradizionale detto "sacco". Il busto argenteo della santa lascia il suo posto abituale nella cattedrale, dopo l'apertura dei tre cancelli a sua protezione e alla fine della celebrazione di una Messa solenne si snoda una lunga processione per le vie della città che dura tutto il giorno e si conclude a notte fonda quando il fercolo rientra in cattedrale. Il 5 febbraio, in tarda mattinata, si celebra in cattedrale il pontificale e al tramonto inizia la seconda parte della processione. A notte fonda il reliquiario e lo scrigno vengono ricollocati in cattedrale e uno spettacolo di fuochi pirotecnici sancisce la fine dei festeggiamenti. S. Agata patrona della salute del seno Nell'iconografia religiosa, Sant'Agata è spesso raffigurata mentre tiene in mano un vassoio su cui poggiano i suoi seni, ed in considerazione della tipologia del martirio subito viene considerata patrona e protettrice di chi soffre di patologie al seno e della salute el seno. Le "Minne" di Sant' Agata Le Minne di Sant' Agata, seni di Sant' Agata, o cassatelle di Sant' Agata, sono un dolce tipico catanese a forma di piccole seno. La particolare forma di questo dolce ha origini antichissime, nei culti pagani in onore di Iside e Demetra, propiziatori di fertilità e abbondanza. E' ragionevole pensare che questi culti pagani siano stati assorbiti e reinterpretati per i festeggiamenti in onore di Sant' Agata, caricandosi di una valenza religiosa in memoria del martirio della santa. Le "Minne" hanno appunto la forma di un seno e sono costituite da una base di pasta frolla, con ripieno di ricotta di pecora, lavorata con zucchero, gocce di cioccolato e canditi, ricoperte da una glassa lucida di colore bianco e decorate in cima con una ciliegia candita.
by MARIACRISTINA CELI 27 January 2026
UN RACCONTO DI CAMILLERI
by MARIACRISTINA CELI 22 January 2026
Negli ultimi giorni il Sud Italia è stato travolto dal ciclone Harry, una perturbazione di violenza estrema con venti fortissimi, piogge torrenziali e mareggiate di eccezionale intensità che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna, protrattasi per 3 giorni con disagi su larga scala. Adesso che il ciclone Harry ha perso la sua intensità lascia dietro di sé in Sicilia, soprattutto lungo le coste orientali, dal Messinese, passando per il Catanese e giù fino a Siracusa un quadro di emergenza senza precedenti. Non è stata una semplice ondata di maltempo. Il ciclone Harry è stato una vera e propria tempesta mediterranea, sviluppatasi in condizioni eccezionali, producendo condizioni meteomarine particolarmente severe, costringendo all'allerta rossa e provocando momenti di grande paura e apprensione con ingenti danni soprattutto lungo le zone costiere. Sono stati registrati oltre 500 millimetri di pioggia in 72 ore, le raffiche di vento hanno superato i 120 chilometri orari e le onde in prossimità della costa hanno raggiunto anche i 15 metri di altezza. Le autorità locali e nazionali disponendo evacuazioni preventive di centinaia di persone in molti Comuni, con chiusure di scuole e attività secondarie, e con opportune limitazioni alla mobilità hanno evitato che la situazione potesse risultare ancora più drammatica per l’incolumità della popolazione. E’ divenuto virale il video in cui in diretta Facebook, il sindaco di Taormina, Cateno De Luca insieme al sindaco di Santa Teresa di Riva, Danilo Lo Giudice, sono stati i travolti da un’onda gigantesca, proveniente dal mare, mentre cercavano di quantizzare la gravità della situazione e invitavano la popolazione a rimanere al sicuro. Numerosi sono i video che testimoniano la potenza devastante di questo fenomeno atmosferico di una violenza senza eguali, che ha travolto soprattutto le coste orientali della Sicilia, procurando frane, smottamenti, allagamenti, riguardando abitazioni private, innumerevoli attività come ristoranti e locali commerciali, stazioni balneari e locali estivi, ma anche danni ingenti a infrastrutture vitali per le attività quotidiane come crolli di strade e ferrovie, arenili scomparsi, porti sovvertiti, approdi delle isole minori compromessi, intere cittadine deturpate, campagne allagate. La conta dei danni è ancora in corso, le criticità segnalate sono in continuo aumento, soltanto in Sicilia si stima quasi un miliardo di euro di danni. Il passaggio del ciclone Harry su Sicilia, Sardegna e Calabria, lascia un gravissimo bilancio e ci pone di fronte a danni e interrogativi. La forza di questo evento è dovuta alle condizioni del Mediterraneo, che negli ultimi anni mostra anomalie termiche non limitate soltanto alla stagione estiva. Un costante e lento aumento della temperatura del mare può fornire un surplus energetico all’atmosfera favorendo lo sviluppo di eventi temporaleschi violenti, con precipitazioni molto abbondanti e concentrate in aree ristrette e in tempi brevi, raffiche di vento particolarmente forti, che a loro volta amplificano le mareggiate. Gli effetti devastanti del ciclone Harry lungo le coste e nell’entroterra si inseriscono in un quadro già descritto dai dati strumentali, che mostrano uno stato del mare estremo e precipitazioni molto intense. Nel contesto di un cambiamento climatico sempre più evidente, è plausibile che anche il Mar Mediterraneo possa nel tempo diventare scenario per fenomeni atmosferici estremi, con impatti potenziali su territori già fragili, comunità e infrastrutture carenti, aumentando esponenzialmente il rischio di catastrofi. Esprimiamo la nostra solidarietà alle comunità costiere vicine nella nostra provincia e a tutte le popolazioni colpite, auspicando un pronto e indispensabile supporto famiglie coinvolte e alle aziende che hanno subito i danni del ciclone. Ci auguriamo anche un urgente intervento delle autorità per il ripristino e la messa in sicurezza delle già precarie infrastrutture presenti sull’isola, senza le quali ogni attività risulta gravemente compromessa. Speriamo in concrete e fattive politiche di prevenzione, cominciando dalla tutela del nostro amato territorio e del nostro amatissimo Mare, indissolubilmente parte dell’anima e del cuore di ogni Siciliano. Eventi come il ciclone Harry dovrebbero indurci a rinnovare il nostro amore per il mare con gesti concreti. Scriveva Verga ne “I Malavoglia” “Chi ha roba a mare non ha nulla”, riprendendo un vecchio proverbio di saggezza popolare per il quale affidare i propri beni in attività legate al mare rappresenta sempre e comunque un rischio, a causa dell’imprevedibilità delle condizioni meteomarine e dei pericoli che giungono dal mare. Tuttavia i Siciliani, e tutte le popolazioni che vivono di mare, al mare, con il mare dentro, sanno che la loro forza risiede proprio nella loro TALASSOFILIA, ovvero in quell’amore quasi patologico per il mare. E noi affetti dalla “sindrome di Nettuno” serbiamo in cuore la consapevolezza di potere affrontare la nostra intrinseca condizione di fragilità legata ad un territorio plasmato dalla presenza del mare, vissuto come amico, confidente, complice, alleato, che talvolta però, ci ricorda la nostra piccolezza e la nostra dipendenza dalla sua forza selvaggia e indomabile. Dal mare abbiamo imparato la forza e la tenacia, con ostinazione come i flutti non temono di infrangersi ripetutamente sulla riva, così la forza dei Siciliani non si spezza contro arenili devastati, ma da lì si riparte con lo sguardo alto sopra le onde ricordando che il mare con la sua potenza maestosa ci insegna ad essere umili, ci obbliga al rispetto dei limiti e a guardare dentro alla nostra piccolezza nei confronti della natura.
by MARIACRISTINA CELI 24 December 2025
Caro Babbo Natale, è passato così tanto tempo dall’ultima volta che ti ho scritto, anni, lustri e decenni …. Così tanto che ho perso il conto! Da quel che ricordo non ho mai chiesto molto, perché ho sempre pensato che potessi portare più doni e felicità a bambine e bambini meno fortunati e felici di me! Eppure quest’anno mi è tornata la voglia di scriverti! Ovviamente adesso so che non esisti nella realtà. E allora perché ti scrivo se non esisti? Ti scrivo perché voglio credere che i bambini abbiano ancora l’idea che tu esista e che tu sia vero e che tu sia ancora sommerso di letterine! E’ così difficile scrivere una lettera a Babbo Natale? Forse mai come in questo particolare momento storico stiamo rubando la magia del Natale ai bambini in ogni parte del mondo. La pandemia da Covid-19 ha ampliato in modo esponenziale l’uso delle tecnologie digitali ed ha esposto bambini alla frequentazione del mondo online, spesso senza l’opportuna e consapevole supervisione di un adulto preparato, che sappia guidarli a scelte e visioni consapevoli. Ci basta un gesto per aprire immagini e video che ci catapultano in luoghi e mondi lontanissimi, veri e paralleli, esponendoci ai rischi di contenuti inappropriati o dannosi per età e tipologia, rubando innocenza e disincanto. Di contro, l’incertezza e le difficoltà economiche scaturite dalla pandemia, hanno peggiorato le condizioni precarie dei paesi più poveri ed emergenti, di fatto relegando in condizioni di povertà materiale e culturali bambini ed adolescenti. E poi le guerre, sempre più crudeli, soprattutto con i più piccoli e indifesi? I bambini hanno ancora la possibilità di pensare e di scrivere la lettera per Babbo Natale? E poi arriva dicembre…e si comincia a respirare “aria natalizia”. Studiosi di marketing lavorano alacremente per sfruttare il Natale come occasione di guadagno unendo con approcci innovativi i valori della tradizione e messaggi sociali universali. La tradizione è profondamente radicata nella nostra cultura per cui celebrando simboli universali come la magia del Natale, la famiglia e valori universali come la generosità e la solidarietà i brand di ogni tipo riescono a creare una connessione emotiva con il pubblico. Messaggi sociali di inclusività e sostegno a cause benefiche di vario tipo sublimano lo scambio dei doni natalizi, da mera pratica consumistica a gesto di significato nobile e profondo. Nel 2025 l’approccio alla Festa del Santo Natale è cambiato e si sono consolidate nuove tradizioni. I tempi cambiano e anche le persone. Ma quindi Caro Babbo Natale dobbiamo arrenderci a chi sminuisce la magia del Natale? Vorrei che le bombe e i droni si fermassero al passaggio della tua slitta e che, almeno per la tua incolumità, potessero cadere sulla terra soltanto pace e salute. Vorrei che gli adulti sognassero nuovamente magia del Natale, soprattutto nei luoghi di guerra, di fame e di ingiustizia, e soprattutto nei cuori di chi vive con indifferenza tutto questo. E mi chiedo perché decoriamo le strade di luci sfavillanti e abbelliamo le nostre case? Per rendere tutto “instagrammabile”? Non voglio rassegnarmi ad un Natale fatto solo di apparenza. Vorrei riscoprire quella forza che da bambini rendeva così speciale il 25 dicembre! Vorrei credere con tutte le forze che la magia del Natale esiste ancora…. È una forza segreta che si può risvegliare in ogni cuore, perché lì giace sepolta, ma come un seme. Vorrei che insieme alle luci sfavillanti si riaccendesse in noi il desiderio di essere migliori, per un giorno e anche di più. Vorrei che potessimo scartare come un pacco colorato la speranza di pace e di giustizia per tutti i popoli della terra. Vorrei che ci scaldassimo con fiamme di bontà e solidarietà, con rinnovata capacità di donarsi agli altri. Vorrei vedere serene tutte le persone. Vorrei vedere più sorrisi sui volti della gente. Vorrei che lo scambio dei doni non fosse una convenzione sociale ma espressione di un “ti voglio bene” che nascondiamo nel cuore. Vorrei che le telefonate ai parenti e agli amici fossero segno del desiderio di mantenere ancora un legame con loro. Vorrei che le opere benefiche, proposte a Natale, fossero mosse da compassione e non per imposizione alla nostra coscienza. Perché ci è così difficile mantenere viva la magia del Natale? è colpa nostra, purtroppo, ho capito. Ma Caro Babbo Natale, sulla tua slitta potresti aggiungere ai giochi per i bambini, piccoli pacchetti con la magia del Natale da distribuire a noi adulti? La minima giusta quantità per riportarci al tempo dell’innocenza, il dono più prezioso che abbiamo perduto, per aiutarci a tornare bambini e a credere con tutte le forze che la magia del Natale esiste davvero! Non puoi? Ma davvero? Mi stai dicendo che la magia del Natale, questa “cosa” potentissima, in realtà ce l’ho ancora nel cuore? E’ una forza dirompente che proviene dall’ intimo, è un desiderio vivo nel cuore, è quella brama di amore puro e di pace che abbiamo da sempre in noi, perché “Qualcuno” ci ha lasciato dentro gratuitamente questo desiderio. E ogni anno, ogni Natale questa Luce potentissima sorge per tutti, in silenzio, rinasce nella semplicità di un Bambino povero e indifeso. E allora voglio tornare bambina e credere che a Natale l’Amore Incondizionato si può toccare con mano. Buon Natale!
by MARIACRISTINA CELI 19 December 2025
UNA ANTICA TRADIZIONE
by MARIACRISTINA CELI 12 December 2025
TRA STORIA E LEGGENDA La storia di Lucia si tramanda da secoli attraverso racconti popolari e leggende, e vive di tradizioni che hanno conquistato tutta l’Europa, dalla Sicilia sua terra nativa al nord Italia fino ai paesi Scandinavi. Lucia nasce alla fine del III secolo a Siracusa, da una famiglia benestante di fede cristiana, e ancora bambina resta orfana di padre. Già da fanciulla, Lucia medita segretamente nel cuore di consacrarsi a Dio, ma non rivela il suo desiderio. La madre Eutychia, ignorando le intenzioni della figlia, la promette in sposa ad un giovane ricco di buon casato ma pagano. Lucia con vari pretesti rimanda le nozze, confidando nella preghiera e nell’aiuto divino. Il 5 febbraio, Lucia e la madre si recano in pellegrinaggio a Catania, al sepolcro di Sant’Agata, a cui vogliono chiedere la grazia della guarigione per Eutychia, che soffriva di emorragie nonostante costose e lunghe cure, senza rimedio. Lucia prega per la guarigione della madre e implora per sé di poter dedicare la propria vita a Cristo. S. Agata appare in visione a Lucia, le concede la grazia per la madre e le preannuncia il suo futuro. Lucia racconta alla madre del sogno e le rivela quindi di volere rinunciare al matrimonio, rinnegando la propria ricchezza e vendendo la propria dote in favore dei poveri. Il rifiuto al matrimonio provoca l’ira del giovane fidanzato che la denuncia al prefetto Pascasio accusandola di essere cristiana e di disobbedire all’editto di Diocleziano. Lucia, arrestata, interrogata, minacciata e torturata, si proclama pubblicamente seguace di Cristo e rifiuta di abiurare la propria fede. Gli atti del suo martirio narrano le terribili torture a cui fu sottoposta. Minacciata di venire esposta tra le prostitute, Lucia si rende protagonista di un fatto prodigioso: il suo corpo minuto diventa miracolosamente così pesante, che né la forza dei buoi né quella di decine di soldati riescono a spostarla. Lucia viene messa al rogo e ne esce illesa. Viene infine decapitata dopo aver ricevuto la Comunione e profetizzato la caduta di Diocleziano, la fine delle persecuzioni per i Cristiani e la pace per la Chiesa. Secondo la tradizione era il 13 dicembre del 304 d.C. SANTA LUCIA E LA VISTA Santa Lucia, patrona di Siracusa, è considerata la protettrice della vista, dei ciechi, invocata contro le malattie degli occhi, patrona di oculisti ed elettricisti. Il suo nome deriva dalla parola latina Lux, Luce, ed è rappresentata con l’attributo iconografico degli occhi su un piattino. Secondo alcune leggende, tra le torture subite durante il martirio le sarebbero stati strappati gli occhi, secondo altre versioni lei stessa li avrebbe tolti e consegnati ad un uomo che si sarebbe innamorato di lei e subito li avrebbe riottenuti ancora più belli di prima. LA CUCCI'A In tutta la Sicilia per tradizione il 13 dicembre non si consumano pasta e pane ma solo legumi e grani non lavorati. Secondo la leggenda durante una terribile carestia, il popolo siciliano avrebbe invocato Santa Lucia che proprio il 13 dicembre 1646, giorno della sua memoria, avrebbe permesso l’approdo di navi cariche di grano. I siciliani, stremati dalla fame, non macinarono il grano, ma lo mangiarono subito come una zuppa, semplicemente bollito in acqua, senza essere macinarlo in farina e poi trasformarlo in pane, per poterlo consumare immediatamente. La parola “cuccìa” deriva dal dialetto “cocciu”, ovvero “chicco”. Esistono diverse varianti della cuccìa, dolce e salata, ma tutte prevedono come ingrediente di base il grano cotto in chicchi.  SIRACUSA E VENEZIA Lucia inizialmente fu sepolta nei pressi del luogo del suo martirio e rimase per molti secoli a Siracusa, ove dalle catacombe in cui era stato tumulato fu traslato nella basilica innalzata in suo onore, dove oggi sorge il Santuario di S. Lucia al Sepolcro e vicino alla quale fu eretto un monastero. Secondo alcune leggende nel 878 il corpo di Santa Lucia fu nascosto nuovamente nelle catacombe per proteggerlo dall’invasione dei Saraceni e da qui fu trafugato e portato a Costantinopoli, ove fu ritrovato del 1039. Secondo altre versioni, dopo la conquista islamica della Sicilia, le reliquie della Santa, furono nascoste in un luogo segreto. Quando Maniace, generale di Bisanzio, riconquistò la città nel 1039, su ordine degli imperatori Basilio e Costantino – o come preda di guerra – portò il corpo di S. Lucia a Costantinopoli. Nel 1204 il doge Enrico Dandolo (durante la IV Crociata) prelevò i resti terreni di S. Lucia per portarli a Venezia ove tuttora sono custoditi. Basti pensare che la principale stazione ferroviaria di Venezia è intitolata proprio a Santa Lucia, infatti sorge nel luogo in cui inizialmente era stata eretta la Chiesa di Santa Lucia a custodirne i resti, prima di trasformarsi in snodo ferroviario ed essere demolita. Le spoglie di Santa Lucia vennero quindi traslate nella Chiesa di San Geremia e Santa Lucia sul Canal Grande, dove sono tuttora custodite. Siracusa e Venezia sono quindi unite dalla memoria di Santa Lucia, ed in entrambe le città specialmente il 13 dicembre, giorno del suo martirio, numerosissimi fedeli si recano in pellegrinaggio per richiedere la grazia della guarigione da malattie della vista o per esprimere la propria gratitudine per la grazia ricevuta. Questo forte legame storico e spirituale, ha portato a rivendicazione insistenti e richieste da parte della citta di Siracusa per la restituzione del corpo della martire siciliana, trovando un accordo con il patriarcato di Venezia che prevede ogni dieci anni una visita delle spoglie mortali della Santa nella sua città di origine. Le reliquie di Santa Lucia sono tornate a Siracusa nel 2004 per la ricorrenza del XVII centenario del suo martirio, poi una seconda volta nel 2014, ed infine nel dicembre 2024. Questi eventi straordinari hanno unito comunità e generazioni di fedeli attraverso un lungo cammino di fede e di luce da nord a sud. SANTA LUCIA NEL MONDO S. Lucia si celebra il 13 dicembre in Sicilia come patrona di Siracusa e di altre città in tutta l’isola con cerimonie religiose e immancabili tradizioni culinarie. Nel nord Italia, è molto sentita la tradizione di Santa Lucia. Da Venezia a Brescia, passando per Verona, Udine e fino alle città del Trentino Alto Adige S. Lucia anticipa in Natale, portando in groppa al suo asinello dolci e regali ai bambini. I bambini scrivono una letterina a Santa Lucia che arriverà nella notte a portare i doni, lasciando per lei sul tavolo biscotti e un bicchiere di latte e una carota e un po' di paglia per il suo asinello. Nei Paesi scandinavi S. Lucia viene celebrata come festa della Luce, con liturgie e processioni di fanciulle in costume, canti, scambio di dolci tipici e di doni. SANTA LUCIA ED IL GIORNO PIU' CORTO CHE CI SIA In passato il solstizio d’inverno cadeva il 13 dicembre, fino al 1583, anno in cui Papa Gregorio XIII allineò lo sfasamento tra calendario civile e IL calendario solare, spostando di fatto il solstizio in cavanti di circa 10 giorni. Per questo motivo il giorno di santa Lucia veniva associato al giorno più breve dell'anno e da quel giorno in avanti le giornate cominciavano a guadagnare ore di luce naturale, riportando i ritmi della natura verso la nuova primavera.
by MARIACRISTINA CELI 6 September 2025
100 ANNI CON CAMILLERI
by MARIACRISTINA CELI 5 September 2025
Che cosa straordinaria possono essere i libri. Ti fanno vedere posti in cui agli uomini succedono cose meravigliose. Andrea Camilleri
by MARIACRISTINA CELI 13 August 2025
TRA STORIA E LEGGENDA
by MARIACRISTINA CELI 27 July 2025
LE DELTA ACQUARIDI
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